Quattrocento anni di storia sono un’eredità importante e gli uomini della famiglia Piacenza lo sanno da quattordici generazioni. Nel biellese «abbiamo l’acqua migliore del mondo» racconta Carlo Piacenza, Ad della Piacenza Cashmere 1733. Per questo l’azienda ha scelto Pollone per svilupparsi, prezioso luogo immerso nel verde.

L’avventura imprenditoriale della famiglia, che ha inizio nel lontano ‘600, è costellata da pionieri del viaggio, della ricerca e dello studio delle nuove materie prime: le fibre nobili più pregiate. Dalle merinos super fini dell’Australia e della Nuova Zelanda alla vicuña, la “fibra degli Dei” proveniente dalle riserve naturali del Perù. Mario e Guido Piacenza, in uno dei loro incredibili viaggi sull’Himalaya (nel 1913), scoprono la morbidezza e il calore del tessuto di Cashmere che avvolge le caviglie degli sherpa, se ne innamorano e decidono di portarlo sui telai piemontesi.

Il trattamento di fibre nobili, come tramanda la tradizione, è un’operazione che necessita di molta attenzione. Il lanificio Piacenza 1733, nel pieno rispetto della qualità dei prodotti, continua a utilizzare un grande alleato: il fiore di cardo, il cuore dell’azienda. Si tratta di una tecnica di lavorazione nella fase del finissaggio: la garzatura. I fiori secchi del cardo, che devono essere sostituiti ogni 48 ore, sfiorano e pettinano il tessuto lasciandolo incredibilmente morbido e lucente. Un passaggio che richiede tempo, esperienza e passione, elementi dell’eccellenza che rappresentano l’identità e la determinazione del lanificio Piacenza. Il patrimonio dell’azienda è raccolto negli archivi, nella Fondazione di Casa Piacenza ma soprattutto nella natura circostante. È lei l’inesauribile fonte d’ispirazione della storia della famiglia.