In Italia esiste una cultura della moda diffusa. Perché l’artigianato, inteso come tradizione e sapere di un territorio vissuto, è un patrimonio d’eccellenza così vasto che quasi ogni regione ha saputo raccoglierne il significato e farne un museo per celebrarlo. Così, come nella scorsa edizione di ApritiModa, sono state selezionate delle chicche che rappresentano l’incredibile sorgente di creatività che vive e anima la bellezza del nostro Paese.

Un dettaglio del Museo della Paglia e dell’Intreccio di Signa

Il Museo della Paglia “Domenico Michelacci” di Signa, ad esempio, racconta un passato contadino toscano che dalle paglie del grano dei campi ha creato oggetti unici e preziosi come il cappello di paglia arrivato fino negli Stati Uniti. Un intreccio perfetto diventato un’industria per tutto il territorio. Nel Museo del Tessile “Martinelli Ginetto” di Leffe, immerso nelle valli bergamasche, si riscopre il passato delle coltivazioni di lino, la lavorazione della seta e i segreti della tessitura attraverso macchinari, il mulino ad acqua e le competenze di chi ha lavorato per una vita nella filiera del tessile.

A Roma si scopre il prestigioso Museo Boncompagni Ludovisi, una villa abitata da principi, nobili europei e tappa del Grand Tour nel 700 che per volere testamentario della moglie di Andrea Boncompagni Ludovisi, la principessa Alice Blanceflor de Bildt, dal 1995 apre le sue stanze con le raccolte di opere d’arte dell’ultimo secolo. Tra queste, la collezione di Alta Moda di celebri maison della capitale come Fausto Sarli, Fernanda Gattinoni, Angelo Litrico, Valentino e donazioni di Raffaella Curiel, Marella Ferrera, Lorenzo Riva e Renato Balestra. Mentre dipinti a firma dei più importanti artisti dell’800 e del 900 come Camillo Innocenti, Felice Carena, Giacomo Balla e Giorgio De Chirico ripercorrono la storia per immagini della moda e delle sue trasformazioni a cavallo tra i due secoli.

All’interno del Museo Boncompagni Ludovisi di Roma

A Panicale, un borgo in provincia di Perugia, si scopre l’esistenza di una particolare lavorazione che nel secolo scorso ha coinvolto tutto il paese. È il ricamo sul tulle, diventato un Museo dedicato alla donna che diede vita a questa passione: Anita Belleschi Grifoni, oggi all’interno di una chiesa sconsacrata. Imponente nella struttura come nella sua storia è il complesso del Museo dell’Arte della Lana, nel cuore del Casentino, all’interno dell’ex Lanificio di Stia in provincia di Arezzo. Dentro le sue sale si riscoprono gli odori, si toccano i livelli di cardatura della lana e si sentono gli assordanti rumori metallici dei macchinari un tempo in funzione.

Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba a Prato

Tra i grandi ritorni della passata edizione anche il Museo del Tessuto di Prato, al centro del distretto tessile più produttivo d’Italia che quest’anno ospita, oltre alla collezione permanente che riprende la storia del territorio anche una mostra dedicata a Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba. Uno straordinario ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini proveniente dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti.

Sorprese all’interno del Museo della Moda di Napoli

Non mancano il Museo della Moda di Napoli, le splendide lavorazioni della seta del mare di Chiara Vigo in Sardegna, il Museo del tessile di Busto Arsizio, il Museo della Moda e delle Arti Applicate di Gorizia, il Museo della Seta di Como, memoria storica della tradizione e industria serica comasca e la Villa Foscarini Rossi di Stra. L’elegante dimora della nobiltà veneziana sulle rive del Brenta, in particolare, accoglie le collezioni della manifattura italiana del Calzaturificio Rossimoda insieme ai modelli che rappresentano l’evoluzione del costume. Da Pucci, Fendi, Christian Dior fino a Yves Saint Laurent e Givenchy. Da non perdere il salone degli affreschi della Foresteria in cui si potranno vedere maestri artigiani trasmettere direttamente il sapere agli studenti del corso di Calzatura donna dell’Istituto dei Mestieri d’Eccellenza LVMH in collaborazione con il Politecnico Calzaturiero e le Maison Dior, Louis Vuitton e Rossimoda.

Sempre in Veneto ma nel bellunese, a Pieve di Cadore, una perla dell’occhialeria italiana: il Museo dell’Occhiale, immaginato per la prima volta in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Cortina del 1956 (e futura attrazione dei giochi olimpici invernali di Milano-Cortina nel 2026). Il palazzo Cos.Mo ospita oggi una collezione unica di lenti e montature: da quelle in corallo a quella in madreperla, con fanoni di balena e scaglie di tartaruga di mare ai più moderni in ebanite e titanio.

L’esterno del Museo dell’Occhiale a Pieve di Cadore