«Quando la scuola saltava, fin da bambina, andavo in laboratorio da papà», racconta Raffaella Grasso, figlia del maestro ricamatore d’alta moda Pino Grasso, scomparso nel giungo 2020 a 89 anni. «Mi affascinava quel mondo strano e particolare, vedere mio padre disegnare, dare le indicazioni alle ricamatrici; anche se non sapevo cosa rispondere quando mi chiedevano di cosa si occupasse. Valentino e Armani all’epoca non erano così conosciuti».

L’eredità di un saper fare unico, targato Milano, è oggi nelle mani di Raffaella, che usando le parole del padre (intervistato a marzo 2020), è descritta come: «un’instancabile lavoratrice e un genio creativo sensibile». Oltre alla gestione dell’impresa, che oggi conta dieci ricamatrici (a cui se ne aggiungono cinque a domicilio, tra cui due uomini), tre disegnatrici, una persona al controllo qualità, due magazzinieri e personale amministrativo – la sua passione è la ricerca dei materiali. Nel 1996 il suo ingresso in atelier, dopo un periodo nel sociale, «ho iniziato facendo il fattorino, gestivo i materiali e seguivo le necessità quotidiane. Più imparavo e più mi veniva lasciato spazio per provare a realizzare delle idee e soprattutto per sbagliare».

Conoscere terminologie e tecniche è la base per muoversi in un archivio con migliaia di esemplari di ricami di haute couture. Anticipare le richieste dei clienti rielaborando la moda del passato è un esercizio complesso, per cui serve visione e creatività. «Amo trasformare le resine, il silicone, la crinolina e tingere, bruciare, piegare tutto quello che si può cucire e inserire nel telaio. Avevamo dei bellissimi campioni di bachelite per Dior degli anni 60, li abbiamo riutilizzati in una nuova chiave», racconta Raffaella. «Mio padre diceva: “mia figlia ha inventato il plexiglass” in realtà io ho solo provato a utilizzarlo e tagliarlo con il laser per applicarlo nei ricami». Armani si è innamorato della crinolina, mentre il plexiglass lo hanno usato Dolce&Gabbana, Bottega Veneta e Mila Schon. Poi abbiamo iniziato a dipingere i tessuti prima di ricamarli, Versace ne ha realizzo un abito poi esposto a Palazzo Marino».

Ogni volta che finisce una sfilata bisogna re-invertarsi qualcosa di nuovo, e in meno tempo. Se negli anni 80 c’era il tempo di riflettere e provare, «oggi è tutto per domani». Il vero lusso si trova nel saper utilizzare il tempo senza perdere l’altissima qualità. «Quando un cliente mi dice che vuole una cosa super, fatta e realizzata interamente in Italia, considerando il tempo necessario per eseguirlo e senza fretta, si parla di lusso», spiega Raffaella: «L’esperienza, la manualità e l’arte del ricamo hanno un valore enorme e non possono diventare beni a basso costo. Stiamo combattendo con voi di ApritiModa e con la Fondazione Cologni per ribadire questi concetti: il vero made in Italy è questo. Troppo spesso lo apprezzano di più le persone dall’estero».

Raffaella Grasso dal 2015 coordina anche la Scuola di Ricamo Pino Grasso, nata per rispondere alle continue richieste delle persone interessate a scoprire cosa significa e come si realizza un ricamo d’alta moda. «Vediamo lo stupore delle persone incredule, la cultura della broderie è un’arte, non significa attaccare quattro perline, come alcuni ancora pensano».