Un tessuto unico che prende il nome dal suo luogo d’origine. È il panno Casentino. Nelle vallate aretine e in particolare a Stia, tra i boschi e i borghi medievali della Toscana, si trova la Premiata Tessitura TACS.

Nel rispetto della tradizione e della materia prima, la famiglia Savelli custodisce la ricetta per il panno perfetto. E lo fa da più di cinquant’anni. Prima il fondatore Bruno, poi suo figlio Massimo (insignito nel 2016 del titolo di Maestro Artigiano) e oggi David, terza generazione alla guida della Tessitura.

Si parte dal fiocco di lana, poi si passa alla cardatura e al primo filato. Questo viene ritorto centinaia di volte per diventare più resistente. Filatura e orditura anticipano la fase della tessitura, dove i fili intrecciati realizzano la base del panno, che verrà poi tinto. La rattinatura, ecco la parte essenziale della creazione del panno. La lana passa sotto ad una pietra levigante che continua a muoversi fino a formare sul tessuto il caratteristico “ricciolo”. Il fiocco di lana (prima fase della lavorazione) diventa un morbido, caldo e corposo tessuto. Ogni passaggio è seguito con meticolosità ottocentesca, periodo in cui si svilupparono i primi lanifici (a Stia nel 1830 e a Soci nel 1848).

La stessa vivacità anima ancora oggi la produzione di un tessuto che ha fatto la storia di un paesaggio incontaminato. Gabriele D’Annunzio, affascinato dai colori del panno descrive l’arancione e il verde – tipici del tessuto toscano – come «il fuoco del tramonto e il verde dei boschi della valle aretina». Anche i grandi del passato come Giuseppe Verdi, Bettino Ricasoli e Giacomo Puccini indossarono il panno casentinese, trasformandolo in un capo originale destinato all’alta moda in tutto il mondo.