Moda Green è la prima rubrica di apritimoda.it incentrata esclusivamente sulla sostenibilità e sull’impegno etico, sociale ed ambientale delle maison partecipanti all’iniziativa.

La giornata della Terra, voluta da John F. Kennedy negli anni sessanta, invita a fare il punto sulle risorse operative per la salvaguardia del mondo. La moda è una delle industrie che impatta maggiormente sull’inquinamento del pianeta, allo stesso tempo è uno dei settori che si sta mobilitando per invertire la rotta e dare il buon esempio. In Italia Giorgio Armani ha chiarito che per frenare l’eccesso del consumismo legato al fast fashion e tornare ad apprezzare il vero lusso di ciò che si indossa, è necessario puntare su prodotti di valore e qualità. Le eccellenze del made in Italy rispondono a questa attitudine, perché sono nate rispettando l’ambiente e il territorio.

Immagine storica della Fondazione Piacenza

Il Piemonte è la regione d’Italia con la più alta concentrazione di aziende dedicate al tessile ed è il primo distretto di produzione di filati e tessuti di qualità nel mondo mentre la Toscana ha il primato sulle confezioni per la moda. Nel territorio biellese si ritrovano opifici lanieri e aziende storiche come Ermenegildo Zegna, Piacenza Cashmere e il Lanificio Cerruti. La loro forza produttiva originaria è l’acqua, fonte inesauribile che ha aiutato le maison a crescere e diventare ciò che oggi conosciamo. Come Giovanni Piacenza, che nella prima metà dell’800 costruisce la prima turbina idraulica e Felice Piacenza, che nel 1898 attiva la prima centrale idroelettrica nel quartiere Favaro di Biella. O come Giuseppe Marenzi, che nella rigogliosa valle del fiume Erno a Lesa crea la sua azienda e omaggiando il fiume che la alimenta, la chiama Herno. Anche per questo le stesse case di moda restituiscono l’impegno alla terra attraverso progetti di sostenibilità ed efficienza energetica, depurazione e riuso delle acque.

Lavorare e conciare la pelle, trasformando lo scarto dell’industria alimentare in accessori e abiti durevoli, un altro grande primato della qualità della moda italiana – che può vantarsi di essere una formula di economia circolare antica. Se la pelle italiana è così richiesta nel mondo è perché esiste la selezione delle materie prime nel luogo di origine, l’attenzione al benessere animale e al suo ambiente. A garantire l’innovazione e l’attenzione di processo in Italia ci pensa UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria) che ogni anno pubblica un Report con tutti i dati riguardo a sostenibilità, tracciabilità e affidabilità delle manifatture italiane. Un impegno che spesso si spinge ben oltre i controlli tecnici, come l’upcycling della Conceria Gaiera Giovanni di Robecchetto Con Induno (Milano), dove gli scarti di pelle diventano nuovi oggetti e accessori, o come la Conceria Bonaudo (Montebello Vicentino, Verona e Milano) dove gli alberi dialogano con i bottali per la concia.