La moda italiana ha un particolare rapporto con l’arrivo del Coronavirus nel nostro Paese. Quando i giornali di febbraio titolavano «Allarme contagi» Milano era in fermento per la Fashion Week e la squadra di ApritiModa lavorava già per l’edizione 2020. Dopo tre mesi di stop la moda riparte con iniziative diverse ma con lo stesso obiettivo: portare bellezza.

Giorgio Armani è stato il primo stilista a prendere una forte decisione quando ancora non esisteva il distanziamento sociale: tenere la sua sfilata a porte chiuse. Scelta poi condivisa anche da Laura Biagiotti e Moncler. Una precauzione saggia quella di Re Giorgio, che ha anticipato le sue riflessioni per il futuro del settore. In una lettera inviata alla rivista americana WWD Armani ha spiegato come la pandemia richieda un doveroso ripensamento delle tempistiche della moda. Abiti autentici e qualità devono essere le prerogative delle collezioni post Covid-19, perché devono durare nel tempo. Un appello condiviso da altre maison tra cui Versace, Prada e Dolce&Gabbana

Il Rinascimento della moda italiana non è solo teoria. Tantissimi i brand che negli ultimi mesi sono scesi a compromessi per aiutare nella lotta contro il virus: hanno stravolto la loro produzione per realizzare mascherine e materiale sanitario, hanno raccolto donazioni per la ricerca scientifica. La moda vive per le persone ed è un traino essenziale del Paese. Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana lo ha ricordato nella lettera rivolta al Governo: «Il 41 per cento della produzione europea di moda è fatto in Italia». Non si parla solo di sfilate stagionali ma di un sistema articolato in cui convivono artigianato, tessile e commercio.

I numeri degli ultimi Report economici (come quello di Mediobanca e Confindustria Moda) sono preoccupanti ma non sono definitivi. La moda reagisce e per rilanciare il sistema ha creato diverse iniziative. Con #ToghetherForTomorrow per esempio, la Camera Nazionale della Moda ha realizzato una raccolta fondi destinata ai designer emergenti e attraverso consulenze online con esperti propone idee concrete per il futuro dei nuovi talenti. Brand come Prada, Missoni, e il gruppo Kering (di cui fa parte Gucci) hanno invece aderito a #rewiringfashion, un documento aperto che ha già più di mille adesioni e che vuole rivoluzionare tutto il sistema. Allineare le sfilate alla stagionalità, non imporre regole sulla partecipazione alle fashion week e diminuire i periodi dedicati agli sconti sono alcune delle proposte lanciate dal progetto.

Se la parola d’ordine quotidiana è rallentare, perché le dinamiche stressanti della moda ora non sono sostenibili, l’artigianalità, la creatività e l’originalità del made in Italy sono i punti forti che devono essere valorizzati. Oggi più di ieri. La moda in Italia non è solo un’industria, è cultura. E così ApritiModa, attraverso il racconto dell’eccellente saper fare italiano, vuole essere un piccolo tassello della ripartenza.