Alberto Aspesi ama le camicie. E nel 1969 – a Legnano – fonda il brand con il suo nome. Minimale e sofisticato fin dalle sue origini, si fa strada nella giungla della moda proponendo abiti informali ma realizzati con tessuti esclusivi. Verso la fine degli anni ’70, Alberto Aspesi inizia a realizzare collezioni ready to wear per uomo e donna, avviando collaborazione con importanti designer, tra i quali Walter Albini e Franco Moschino. Non ci sono loghi, i capi Aspesi parlano. Sono morbidi, fluidi e senza tempo.

Fuori dalle regole convenzionali del sistema ma guidati da un punto fermo, la qualità eccellente. Per questo il racconto di Aspesi non si affida ai canali tradizionali ma all’arte e in particolare, alla fotografia d’autore. Così una giovanissima Linda Evangelista (nel 1988) per le strade di New York – diventa soggetto dietro l’obiettivo di Peter Lindbergh.

Poi tocca a Robert Frank con consecutive, una campagna di soli scatti in bianco e nero. La visione d’avanguardia che da sempre è parte del DNA del brand, presenta per la prima volta il piumino come capo dalla connotazione urban, un capo che non sarà più una prerogativa dello sport o dell’abbigliamento tecnico, ma liberato.

Lo spirito provocatorio di Apesi si ritrova anche nello scatto realizzato da Oliviero Toscani, dove tre ragazzi, studenti universitari e venditori abusivi di prodotti contraffatti, indossano piumini e impermeabili Aspesi insieme a delle borse non originali, riconoscibili dal grande pubblico. Gli headquarters di Legnano, dove tutto ebbe inizio, sono la rappresentazione spaziale della moda di Alberto Aspesi, essenziale e completa allo stesso tempo.