«All’interno di uno di quei grandi magazzini al centro di Cagliari – con dentro ogni tipo di merce – arrivavano una volta alla settimana, da tutti i paesi della Sardegna, le proprietarie degli Empori. Vestite ormai del loro mezzo costume: gonna a pieghe, camicetta o golfino e scialle di tutti i giorni. Erano là, allineate sugli altri scaffali di legno, delle grosse pezze di tessuto di lana plissato fittamente. Finirono tutte nel mio primo studio, diventarono le prime gonne, sciarpe, stole di ispirazione sarda. Da allora ogni tessuto, passamaneria, bottone, ricamo ed altro è fonte di ispirazione per le mie creazioni alla sardesca».

Descrive così il colpo di fulmine con i materiali della sua isola Luciano Bonino, negli anni ’70. Da allora, l’impegno per la creazione di capi che raccontino l’anima tradizionale sarda si è unito alla sua passione per l’haute couture. E questo meraviglioso incontro, fatto di colori, intrecci e sensazioni trova spazio nel suo atelier di palazzo.

Broccati, sete, taffetà e velluti sono architetture di stoffa che si abbinano a gonne a pieghe svolazzanti. Dopo una prima formazione a Parigi, Bonino debutta come stilista nella maison di Sergio Soldano. E dal 1975 realizza le sue collezioni di prêt-à-porter. I suoi modelli negli anni ’80 conquistano Milano, Parigi, Düsseldorf e New York. Il suo cuore e la sua base sono sempre la Sardegna, dove poi insegna e organizza mostre ed eventi dedicati alle sue declinazioni della moda. Ricerca e studio dei materiali sono pura energia: «Sono certo che il connubio tra arte, cultura, moda e tradizione possa essere l’anello di congiunzione tra la nostra isola ed il resto del mondo».