«Le case si costruivano in funzione della tessitura», racconta Giuseppe Gaggioli – terza generazione alla guida della Tessitura di famiglia con sede a Zoagli, in Liguria. «Nel 1945 si contavano circa mille telai diffusi nella zona e dove si tesseva si trovavano due finestre: una più grande per illuminare l’ordito e una più piccola a rombo che concentrava la luce sull’operaia al lavoro». Ancora oggi, quando iniziano le ristrutturazioni dei rustici nel territorio capita che Giuseppe Gaggioli riceva una telefonata per recuperare qualche macchinario o accessorio che si possa utilizzare.

La Tessitura Gaggioli si trova in via dei Velluti – in una palazzina ottocentesca con vista sul mare «quasi si vede Portofino», sottolinea Gaggioli. La toponomastica non è casuale ma racconta una tradizione secolare che si intreccia con la storia di Genova e i paesi del Tigullio che la circondano. «L’origine del velluto rimanda al 1300, quando il terciopelonero genovese, ottenuto tramite una tintura naturale aveva una brillantezza e una lucentezza ineguagliabile in tutto il mondo». I magistri texitores hanno poi insegnato ai tessitori di Firenze, Venezia e Francia l’arte e i segreti del lavoro manuale. Il pregiato «velluto unito di Genova» veniva lavorato a Zoagli con pelo doppio o pelo doppio e triplo, arrivando a contare fino a 9mila fili. A fine anni Sessanta, si decide di sostituire questa lavorazione con il velluto-Zoagli, più robusto e adatto all’arredamento (conta 12.800 fili d’ordito per sessanta centimetri di altezza).

La storia della famiglia Gaggioli incontra il mondo della tessitura a inizio del secolo scorso, nel 1922 – quando Giuseppe Gaggioli (nonno dell’attuale proprietario) lavora all’interno della Società Anonima Velluti Zoagli. L’obiettivo, unire produzione artigianale e industriale nello stesso territorio, con produzioni d’eccellenza. «La tradizionale ingenuità dell’opera abile e paziente si perpetua e si identifica nella genuinità del prodotto», si legge su una brochure della Velluti di Zoagli del 1925. Nel 1932 Gaggioli rileva la tessitura dandogli il suo nome ma durante la Seconda Guerra mondiale, «la palazzina del velluto» viene distrutta insieme a tutti i macchinari. L’attività non si ferma e ricomincia nella cantina della sua casa trasformata in laboratorio di tessitura. La stessa passione si tramanda al figlio Sergio – operativo dal 1950 fino al 2000. Da quel momento Giuseppe insieme alla sorella Paola e aiutato dai preziosi consigli di mamma Anna, continua a lavorare nella tessitura per realizzare damaschi, preziose taffetas, tele di seta e i velluti Zoagli.

1990 – Giuseppe Gaggioli tra i genitori Sergio e Anna, insieme alla zia all’ingresso della Tessitura

 

All’interno dello spazio ci sono tre telai a mano e due meccanici, «ma degli anni ’50», sottolinea il tessitore che ogni giorno si ingegna per risolvere piccoli difetti che sorgono dalle macchine. «Se lavori su una macchina antica (come i telai a mano, del ‘700) e questa ha dei problemi, non ci dormi la notte, devi trovare soluzioni. Tutto quello che so riguardo la tessitura l’ho imparato da mio padre», racconta Gaggioli, «ricordo di quando ho fatto delle modifiche ad un telaio per lavorare meglio, lui mi ha detto bravo. È stata una soddisfazione».