Borsalino. Un cognome, un cappello, un mito. Lo stile inconfondibile è racchiuso in più di 160 anni di tradizione. Il suo cuore è ad Alessandria, in Piemonte, dove tutto è iniziato nel 1857. Giuseppe Borsalino è il sognatore. Tornato da un viaggio a Parigi con il titolo di mastro cappellaio decide di aprire un piccolo laboratorio di follatura con il fratello Lazzaro. Una scelta imprenditoriale che segna l’inizio di una lunga storia di artigianato d’eccellenza, che ha superato guerre, e ha raccontato Hollywood.

Qualità e attenzione al minimo dettaglio sono elementi essenziali per la Borsalino, che già nel 1900 viene premiata all’Esposizione Universale di Parigi, aprendosi le porte del mondo. Artisti come Marcello Dudovich, Gino Boccasile, Max Huber e Armando Testa hanno reso il cappello Borsalino un must have, sinonimo indispensabile di eleganza.

Non un caso, ma una ricercata scelta quella che ha spinto i divi di Hollywood a indossare il Borsalino e a crearne un culto. Da Humphrey Bogart, Alain Delon e Robert Redford fino a Johnny Depp. I divi del cinema lo hanno consacrato come un modello di stile e di Made in Italy. Oltre ai materiali, alla precisione e alla gestualità che identifica un Borsalino come un capo riconoscibile, ci sono anni di esperienza, selezione e resilienza di un’azienda tutta italiana, che ha saputo rinnovarsi nel tempo. Come quando nel 1930 realizza una collezione interamente femminile, o quando nel 1956 crea il modello Mambo, un cappello rigido a cupola piatta pensato per consentire agli automobilisti di entrare in auto senza togliere il cappello.

Tra i fattori di successo dell’azienda devono essere ricordate anche le Borsaline. Un soprannome dato alle storiche lavoratrici di Alessandria diventate esempio di classe ed emancipazione femminile che con estrema cura, hanno contribuito alla perfetta realizzazione dei cappelli.

Una realtà simbolo anche per la città, dove il palazzo dell’Antica Casa è diventato sede dell’Università del Piemonte e del Museo Borsalino. E un prezioso bene per il Paese. Nel 2017 il Ministero per lo Sviluppo Economico ha dedicato alla Borsalino un francobollo per celebrare i 160 anni di “Eccellenza nel sistema produttivo”. Ora le porte della manifattura si aprono per la prima volta ai curiosi, agli amanti e a chi vorrà scoprire con i propri occhi, tutti i passaggi che trasformano un semplice cappello, in un Borsalino.

 

“Non è un cappello che fa un uomo, lo è la testa che lo indossa”
— Giuseppe Borsalino

 

 

Per i classici modelli in feltro, icone di stile senza tempo e ambasciatori del savoir-faire artigianale, sono necessari oltre 50 passaggi individuali e 7 settimane di lavorazione; eccone alcuni dei più importanti:

Soffiatura – Imbastitura

In una prima fase, detta soffiatura, il pelo viene per l’appunto soffiato da originali macchine in legno del 1875 che ne selezionano la parte più soffice per l’imbastitura; il pelo viene poi fatto cadere a pioggia su un cono metallico forato cui aderisce per effetto di una potente forza centrifuga, formandosi così una struttura in feltro fatta a ‘campana’ che viene successivamente fissata mediante un getto d’acqua bollente.

Prefollatura – Visitaggio – Bagnaggio

La campana in feltro, o cloche, viene successivamente rafforzata con due macchinari – rollettina e gheisa – e sottoposta a tre controlli di qualità. Durante il visitaggio, l’artigiano verifica che il feltro risulti uniforme su un tavolo retroilluminato in camera scura, mentre durante il bagnaggio, la dimensione della cloche viene ridotta con bagni in acqua alla temperatura di 100°.

Follatura – Assemblaggio bollette – Tintura – Macchinette

La dimensione della cloche viene poi ulteriormente ridotta con tre macchinari diversi, in un processo denominato follatura. Successivamente, i feltri sono suddivisi per qualità prima di essere inviati alla tintura in macchinari a pressione atmosferica alla temperatura di ebollizione. Le cloche vengono poi lasciate a mollo per 90-240 minuti e la loro misura viene ridotta ulteriormente tramite il processo chiamato le macchinette – un passaggio che richiede l’esperienza e il savoir-faire unico degli artigiani Borsalino.

Sbridaggio – Informatura Scotti

Il passaggio chiamato sbridaggio è un momento saliente nella creazione di un Borsalino – è il processo in cui la cloche in feltro viene trasformata da un forma conica ad una più simile and un cappello. La macchina sbridatrice possiede una pinza che marca la divisione tra cupola e tesa, che viene poi accentuata con una colla naturale, la gommalacca. Il passaggio successivo, detto Informatura Scotti, prende il nome dall’artigiano che l’ha ideato: la cappellina in feltro viene passata in un macchinario che, sfruttando pressione atmosferica e vapore, la pressa con un calco in alluminio, conferendole così una taglia ed una forma ben più definita.

Pomiciatura – Informatura di seconda – Visitaggio

La superficie della cappellina viene quindi rasata con carte smerigliate e fuoco per rendere il feltro più uniforme. Quest’operazione è eseguita sempre manualmente, quindi anche in questo passaggio risulta fondamentale l’abilità e l’attenzione al dettaglio dell’artigiano. La cappellina viene sottoposta poi ad una seconda informatura, tramite l’uso di calchi e presse, che definisce il modello specifico finale del cappello.

Bridaggio – Finissaggio

Dopo il secondo controllo di qualità, il cappello passa al bridaggio. L’ala del cappello viene rifinita a mano da un artigiano e successivamente alzata nella macchina bridatrice. L’ultimo passaggio della produzione di un Borsalino è il finissaggio – è in questa fase che vengono aggiunti manualmente gli altri dettagli come fodera, marocchino, cinta, fiocco e marchio dorato Borsalino. Quest’ultimo è il marchio distintivo che permette ancora di riconoscere in tutto il mondo i cappelli della storica maison.