ApritiModa è storie d’eccellenza del saper fare italiano, racconta di persone e famiglie che hanno tramandato nel tempo bellezza e conoscenza di un territorio e le hanno racchiuse in un prodotto unico, riconoscibile in tutto il mondo. E Cristiana Capotondi, l’artista appassionata di moda, calcio e volto dell’Italia più sincera, ha scelto di avvicinarsi al progetto come sua sensibile ambasciatrice.

«Penso che l’artigianato sia la forma di espressione che racconta meglio la nostra storia, ecco perché credo in ApritiModa», sottolinea l’attrice. Valorizzare la cultura italiana attraverso l’eredità estetica del passato, la sua chiave di lettura: «Pensiamo a Cosimo De Medici e quello che ha costruito per Firenze, la sua bellezza creativa – prima cultura e poi materia nei monumenti della città – ha ispirato il prossimo. Tutti riconoscono grandi capacità all’Italia grazie ai movimenti culturali che ci hanno portato ad essere quello che siamo oggi. Anche nel singolo artigiano, che magari pensa di non avere una preparazione adeguata, si ritrovano l’arte e le radici culturali del nostro Paese, perché le ha respirate nella tradizione. Mentre disegna una scarpa o studia un tessuto trasuda bellezza».

In un post su Instagram dedicato ad ApritiModa, Cristiana Capotondi scrive: «quante donne possiamo essere, quanti ruoli possiamo interpretare, quanto possiamo giocare ad essere diverse ogni giorno? È la moda a portarci dentro a questo gioco, la nostra moda, naturalmente, quella del Made in Italy».

 

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Oltre gli abiti da tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia ci sono stilisti, sarti e ricamatori che trasformano fili in capolavori, come sottolinea l’artista: «Il valore della moda italiana non ha paragoni. Penso alla ballerina di Audrey Hepburn realizzata da Salvatore Ferragamo o il greige di Giorgio Armani. In tutto il mondo, resta la fascinazione dell’idea di indossare un abito da sera di Valentino. Noi le donne le facciamo belle: indossare un abito di alta sartoria italiana è un’esperienza unica».

Gli abiti che preferisce quando recita, sono quelli che raccontano e spiegano il passato: «Amo la moda legata al costume. Quando si presenta l’opportunità di fare un film d’epoca, mi piace seguire i momenti in cui si studiano le modifiche per gli abiti basandosi sugli usi del periodo. Attraverso i vestiti si comprende la concezione della donna nel passato e i suoi cambiamenti nel tempo.  Come a inizio ‘900, quando ci si libera dei corsetti e della struttura che imprigiona il corpo femminile nel secolo precedente, sintomo di una donna più agile, libera, che accelera i ritmi. L’abito «fa il monaco» ed è sempre una forma di comunicazione verso l’esterno». Così il buon gusto e la cura per i dettagli della moda italiana, che non sono mai un’eccezione.

Cristiana Capotondi insieme ad Andrea Pezzi e Carlo De Matteo ha fondato l’Associazione Io Sono. Promuovere un movimento culturale dalle radici italiane che possa discutere sulla natura dell’esistenza umana riflettendo sulle sue origini, relazioni e ruoli al tempo della transizione digitale, il suo obiettivo. Dopo i webinar dedicati a Ontologia, Etica ed Estetica ci sarà il Festival Dell’Umano, in programma il 18 settembre nell’Area delle Cavallerizze del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.